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Giovanni Spitale, giovane arrampicatore

Testimonial

Un’esperienza che ti cambia, di Giovanni Spitale


Novembre 2009. Una mattina qualunque. Prendo il treno da Bassano a Padova, per andare all’università. La notte ha nevicato, oggi è sereno, si vedono benissimo le prealpi innevate, dalle piccole dolomiti al grappa. «Stanotte è luna piena» penso, «il tempo perfetto per una bella ciaspolata al buio».
La sera, però, vedo le montagne solo da lontano. Meno di 24 ore, e mi è caduto il mondo addosso. Mi hanno diagnosticato una malattia del midollo osseo, abbastanza grave. Già oggi mi hanno trasfuso d’urgenza, sia con globuli rossi che con piastrine. Mi hanno detto che per guarire devo sperare di trovare un donatore di midollo osseo compatibile.
Febbraio 2009. Sono da poco uscito dall’ospedale. Sono stati mesi intensi. Il donatore non è saltato fuori, non ancora, ma per ora la terapia farmacologica ha funzionato. Se non altro sono ancora vivo, fatto che non era per nulla scontato. Bene, è il momento di muoversi. Intanto, un po’ di movimento, per rimettermi in forma. Se non avessi così male ad ogni articolazione sarebbe più facile. Voglio ricominciare ad arrampicare. Non sarà una cosa da oggi a domani, ma si può fare.
Poi bisogna muoversi per far muovere le persone. Ho visto più di qualcuno morire perché non si riusciva a trovare un donatore. Non va bene. Voglio salvarmi la vita, e voglio fare qualcosa per gli altri. Inizierò a girare le scuole, parlando con i ragazzi. Poi se mi viene qualche altra idea…

Giovanni Spitale



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